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Psicoanalisi e Intelligenza Artificiale: una coesistenza possibile? T. Cappellucci, G. Rifelli, S. Salvaneschi

La psicoanalisi non è avulsa dal tempo in cui viviamo. Sono diversi i gruppi di studio e i colleghi della Sipp che si stanno interessando e hanno approfondito i temi legati alle nuove tecnologie: le terapie online, le piattaforme e da ultimo l’intelligenza artificiale. Già nel 2015 un numero della rivista della Sipp è stato dedicato alle relazioni terapeutiche e internet (anno XXII N.1 gennaio/giugno 2015).
La domanda posta era “Si può ascoltare senza sentire?” (in IV di copertina) in virtù del fatto che le nuove tecnologie tendono magicamente ad annullare le distanze, producendo l’illusione di un pieno contatto, fatto solo di immagini e suoni: “Non ancora il calore, gli odori, le sensazioni.” (ibidem).
Attualmente quegli stessi interrogativi vengono posti, forse ancor più incisivi, in relazione al fenomeno dell’intelligenza artificiale generativa (GenAI) in grado di produrre risposte determinate da un algoritmo.
Ed è proprio su questo tema che ci vorremmo soffermare, considerato il sempre più ampio utilizzo che molti ne fanno, anche per chiedere un supporto emotivo in momenti di profonda difficoltà.
L’GenAI sta dilagando, non è raro nell’ultimo anno ascoltare i nostri pazienti confidarci che hanno consultato Chatgpt in momenti particolari, anche solo per fare un confronto con quello che emergeva in seduta o per sopperire alla mancanza del terapeuta seppur momentanea.
Dati statistici sul reale utilizzo non sono ancora di facile reperimento, ma facendo una piccola ricerca abbiamo scoperto che tra le varie Chatbot utilizzate vi è Wysa, una delle app di supporto per la salute mentale più scaricate al mondo. Wysa per esempio ha prodotto oltre 100 milioni di conversazioni terapeutiche in 65 paesi in tutto il mondo. Secondo il Google Play Store e l’ Apple App Store, circa il 60% degli utenti di Wysa ha un’ età compresa tra i 18 e i 34 anni, e il 55% si identifica come donna.
I Centri di Consultazione sono l’avamposto con cui la Sipp si rivolge al territorio e come operatori della salute psichica avvertiamo la responsabilità di esprimerci a riguardo. È su questo presupposto che matura la nostra esigenza di rivolgerci al paziente, continuare a diffondere la cultura psicoanalitica, così come riporta il nostro statuto, e contribuire a sensibilizzare rispetto ai rischi che un utilizzo inadeguato delle attuali tecnologie può comportare nell’ ambito del benessere psichico.
Le logiche, i tempi, e spesso le aspettative che le nuove tecnologie sollecitano sono molto diverse da quelle che caratterizzano l’intervento psicoanalitico.
La macchina, l’algoritmo, non ha il corpo, non ha la pelle, organo di senso tanto caro alla psicoanalisi, sede del piacere attraverso cui ciascuno di noi conferisce senso al mondo (Anzieu, 2017; Freud, 1923). E questa parola, “senso”, racchiude in sé le due accezioni, quella del sentire qualcosa (attraverso appunto i sensi) e la seconda, quella di senso come significato che andiamo ricercando.
Nel lavoro psicoanalitico, a differenza dell’GenAI, l’insaturo, l’interrogarsi forse più che la risposta in sé, la vulnerabilità e la fallibilità che finalmente si arrivano a riconoscere come proprie (se tutto va bene) sono centrali. Come centrali e feconde sono la creatività, e la pazienza.
Ci sembra importante soffermarci proprio su queste dimensioni psichiche che possono portare al cambiamento, spingere in avanti e attivare il libidico e il vitale. Dimensioni che non possono esistere, essere esperite ed esprimersi se non nell’incontro con l’altro. La pazienza, stato sconosciuto all’GenAI (dal latino patientia, a sua volta da pati = “soffrire, sopportare, tollerare”) non è aspettare passivamente ma è la capacità di sostenere la possibilità che qualcosa maturi senza accelerarla con l’ansia, tollerando la fatica che ne deriva.
Altrettanto importante è la creatività che è alla base di ogni atto e pensiero fecondo come Winnicott ci mostra. L’autore ci ha insegnato la differenza tra il produrre fine a se stesso, senza animo, vuoto, in cui i significati non risuonano e la creatività che si dispiega invece in un modo unico e diverso in ciascun incontro terapeutico, capace di intercettare e ascoltare l’unicità di ciascuno. Dunque una creatività molto diversa, non rintracciabile nelle definizioni standardizzate dell’intelligenza artificiale che molti pensano risolutive. Avvertiamo il rischio della disumanizzazione che l’affidarsi incondizionato all’GenAI può comportare.
Può l’GenAI, in quanto non umana, entrare in relazione e poter armonizzare dolori, ritrovare pezzi mancanti, riattivare spinte vitali, arrivare ai nuclei più profondi che ci costituiscono e, nelle ipotesi più fortunate, restituire l’esperienza della gioia?
L’algoritmo dell’GenAI si basa piuttosto sulla logica dell’interazione, dunque sulla logica della causa-effetto. Quando ci rivolgiamo all’GenAI siamo utenti ossia soggetti che interagiscono con un servizio, spesso automatizzato, fuori da un vero setting relazionale e diventiamo esseri umani osservati, profilati e guidati da algoritmi, più che accolti e compresi come quando siamo pazienti, ossia coloro che soffrono con lo psicoterapeuta: dunque in relazione con questo, e non in interazione.
Tuttavia non possiamo negare il progresso e l’innovazione e non riconoscere all’GenAI la potenza computazionale e la sorprendente velocità esecutiva dalle potenzialità straordinarie, che non va demonizzata ma utilizzata come uno ausilio a nostro servizio e non una entità umanoide in nostra sostituzione.
In questa prospettiva la direzione che ci sembra auspicabile è quella di utilizzare l’GenAI e le sue potenzialità come uno strumento utile a facilitare la ricerca e il reperimento delle fonti teoriche o per un’analisi qualitativa e/o quantitativa delle sedute ai fini di ricerca e sensibilizzare pazienti rispetto  ai rischi insiti nel cercare nell’Intelligenza Artificiale la risoluzione ai loro malesseri più profondi.

 

Bibliografia

A.A.V.V. “Psicoterapia Psicoanalitica” anno XXII N.1 gennaio/giugno 2015, Borla, Roma, 2015 
A.A.V.V., Treccani. Dizionario della Lingua Italiana, 2 464 pagine, Giunti TVP, Treccani, 2017
Anzieu D.,  L’Io-pelle, Raffaello Cortina Editore, 2017
Ferraris, M., “La pelle. Che cosa significa pensare nell’epoca dell’intelligenza artificiale”, Bologna, Il Mulino, 2025.
Freud S, OSF, vol. IX, L’Io e l’Es (1923) Boringhieri. 
Ogden T., “Il limite primigenio dell’esperienza”, Roma, Astrolabio, 1989.
Pellizzari, G.,  “L'Apprendista Terapeuta” nella collana "Frontiere della psiche", Milano, Mimesis, 2023
Spagnolo Rosa, Podcast: “Intelligenza artificiale e psicoanalisi: incontro col futuro” -
Winnicott, D. “La creatività e le sue origini”. In Gioco e realtà (1971), Roma, Armando Editore 1974.
Winnicott, D. “Sull'uso dell'oggetto” in: Esplorazioni psicoanalitiche(1968), Milano, Cortina Editore 1995.

Sitografia

https://www.centropsicoanalisiromano.it/rubriche/approfondimenti/1464-podcast-intelligenza-artificiale-e-psicoanalisi-incontro-col-futuro-rosa-spagnolo.html
https://www.wysa.com/ 

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